I diritti delle donne in Svizzera sono il risultato di decenni di lotte per l’uguaglianza politica, giuridica e sociale. Dal 1971, le donne hanno conquistato molti diritti, ma per raggiungere la parità di fatto resta ancora tanto da fare.
I diritti delle donne in Svizzera sono il risultato di una lotta decennale. Già nel 1818, due mozioni presentate al Parlamento federale chiedevano il diritto di voto e di eleggibilità delle donne, ma si è dovuto attendere il 1971 perché diventasse realtà. Da allora, le donne hanno potuto partecipare alla vita politica ed essere elette a livello federale. Nei decenni successivi si sono aggiunte altre importanti conquiste come l’articolo costituzionale sull’uguaglianza, la legge federale sulla parità dei sessi, il regime dei termini, l’indennità di maternità e il matrimonio per tutte e tutti. Il capitolo buio delle misure coercitive a scopo assistenziale, che ha violato i diritti di molte donne, è stato rielaborato solo in tempi più recenti.
Nonostante i progressi compiuti, la parità di fatto rimane una sfida. I ruoli stereotipati stanno sì lentamente scomparendo, ma le donne continuano a essere sottorappresentate nell’economia, nella scienza, nella pubblica amministrazione, nella politica e nella vita pubblica, e svolgono ancora la maggior parte del lavoro non retribuito. Per una vera parità economica e sociale occorrono condizioni quadro adeguate.
Dal 7 febbraio 1971, le donne di nazionalità svizzera possono esercitare gli stessi diritti politici degli uomini. Il percorso per raggiungere questo traguardo è stato lungo e accidentato: le prime richieste in tal senso risalgono al XIX secolo, nel 1918 due mozioni di questo tenore sono state respinte dal Consiglio nazionale, così come una votazione popolare nel 1959. Il diritto di voto e di eleggibilità delle donne viene introdotto solo nel 1971.
Nel 1975, il quarto congresso nazionale delle donne lancia l’iniziativa popolare «Per l’eguaglianza dei diritti tra uomo e donna» che, nel 1981, porta all’inserimento nella Costituzione federale dell’articolo 8 capoverso 3 che sancisce la parità di diritti tra uomo e donna. Nel 2000, tale articolo è integrato con l’uguaglianza di fatto. Oggi il capoverso 3 recita:
«Uomo e donna hanno uguali diritti. La legge ne assicura l’uguaglianza, di diritto e di fatto, in particolare per quanto concerne la famiglia, l’istruzione e il lavoro. Uomo e donna hanno diritto a un salario uguale per un lavoro di uguale valore.»
Fino al 1988, il marito era considerato il capofamiglia. Con il nuovo diritto matrimoniale, viene introdotto il partenariato tra pari che rende i coniugi congiuntamente responsabili della famiglia e dei figli e delle figlie. Da allora, le donne possono lavorare senza il consenso del marito, disporre di un proprio reddito e avere conti bancari.
La legge federale sulla parità dei sessi (LPar) del 1996 promuove l’uguaglianza di fatto fra donna e uomo nella vita professionale. Vieta la discriminazione nell’assunzione, nella ripartizione dei compiti, nelle condizioni di lavoro, nella retribuzione, nella formazione continua, nella promozione e nel licenziamento. Considera discriminazione anche le molestie sessuali. La LPar costituisce la base legale dell’Ufficio federale per l’uguaglianza fra donna e uomo UFU istituito nel 1988.
La Convenzione CEDAW è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1979 ed è entrata in vigore in Svizzera nel 1997. Questo trattato internazionale protegge le donne dalla discriminazione basata sul genere
Dal 2002, il codice penale consente l’interruzione non punibile della gravidanza nelle prime dodici settimane di gestazione. In precedenza, vigevano norme diverse a seconda del Cantone.
Dal 2004, la violenza, inclusa la violenza fisica, la coazione sessuale e lo stupro, è perseguita d’ufficio. Fino al 1992 lo stupro nel matrimonio non era punibile.
Dal 2005, le donne che esercitano un’attività lucrativa hanno diritto a un’indennità in caso di maternità: per 14 settimane dal giorno del parto ricevono l’80 per cento del reddito medio conseguito prima dell’inizio del diritto all’indennità.
La Convenzione di Istanbul è un trattato internazionale adottato nel 2011 dal Consiglio d’Europa, che tutela le donne e le ragazze dalla violenza. In Svizzera è entrata in vigore il 1° aprile 2018.
Nel 2021, il 64 per cento delle persone aventi diritto di voto ha accolto il «matrimonio per tutti». Dal 1° luglio 2022 le coppie omosessuali possono sposarsi, adottare bambini e fare ricorso alla procreazione con assistenza medica.
Dal 2024, in Svizzera vige il principio «No significa no», ossia un atto sessuale è punibile se una persona si oppone verbalmente o non verbalmente e l’altra non rispetta la sua volontà.
Nei Parlamenti e nei Governi della Svizzera, le donne continuano a essere sottorappresentate. Anche nel confronto internazionale, la Svizzera ottiene risultati modesti. Solo una volta nella storia – dal 2010 al 2011 – le donne sono state in maggioranza in Consiglio federale.
Alle elezioni federali del 2023, la rappresentanza femminile ha registrato un’evoluzione discordante: mentre in Consiglio nazionale la quota di donne è scesa al 38,5 per cento, al Consiglio degli Stati è salita a circa il 35 per cento stabilendo un nuovo record storico.
Alle elezioni federali del 2015, in Consiglio nazionale sono state elette 64 donne e 136 uomini. Per la prima volta le donne hanno superato la soglia del 30 per cento. des élections au Conseil national de 2015, 64 femmes ont obtenu un siège, contre 134 hommes. C’est la première fois que la représentation féminine passe sous la barre des 30 %.
Nel 2011, in Consiglio nazionale sono state elette 58 donne e 142 uomini. Con il 29 per cento, la quota di deputate ha subito la prima battuta d’arresto dall’introduzione del suffragio femminile nel 1971. È stata leggermente inferiore al risultato del 2007, ma risulta comunque la seconda più alta di sempre. Al Consiglio degli Stati le donne sono tradizionalmente meno rappresentate. Dopo un’avanzata costante dall’8,7 per cento nel 1991 al 23,9 per cento nel 2003, la loro quota è scesa al 19,6 per cento.
Nel 2010, per la prima volta nella storia, in Consiglio federale sedevano quattro donne: Micheline Calmy-Rey (PS), Doris Leuthard (ex PPD), Eveline Widmer-Schlumpf (ex PBD) e Simonetta Sommaruga (PS). Dopo le dimissioni di Calmy-Rey alla fine del 2011, gli uomini sono tornati in maggioranza.
Misure coercitive a scopo assistenziale
Tra il 1942 e il 1981, in Svizzera, numerose donne – molte delle quali minorenni – sono state vittima di un «internamento amministrativo» in istituti come Hindelbank, senza una sentenza giudiziaria e perlopiù sulla base di disposizioni cantonali di diritto pubblico o del diritto civile federale. Anche donne che non avevano commesso alcun reato sono state sottoposte a queste misure. Il motivo di internamento più frequente era una gravidanza fuori dal matrimonio.
La CFQF si è adoperata soprattutto a favore della riabilitazione delle donne internate a Hindelbank. Quale commissione extraparlamentare indipendente ha assunto un ruolo di mediazione e chiarificazione tra le autorità e le vittime. Il suo intervento è iniziato nel 2007/2008, dopo che alcune ex internate si erano rivolte alla Commissione sottoponendole le proprie richieste.